La disponibilità di tecnologie microelettroniche sempre più sviluppate ha reso possibile un aumento esponenziale delle capacità di calcolo e comunicazione, della miniaturizzazione e della accessibilità economica dei sistemi elettronici di elaborazione e comunicazione, ampliando enormemente  l'accesso alle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (ICT). D'altra parte tali tecnologie sono uno strumento privilegiato per consentire l’inclusione digitale (e-Inclusion) delle persone con disabilità (percettiva, neuromotorie, cognitive, o di altro tipo), migliorando l'accesso all'informazione, i rapporti sociali e le prospettive di lavoro, e in generale favorendo la partecipazione attiva alla vita della società e al suo patrimonio culturale.

Pensate a un’automobile senza conducente… a un aereo senza pilota… a una caldaia senza termostato… a un corpo umano senza sistema nervoso… in tutti i casi non si riesce ad immaginare un lieto fine alla storia! Il celebre slogan “la potenza è nulla, senza controllo” non potrebbe essere più indicato in queste circostanze! La maggior parte dei sistemi dinamici (meccanici, chimici, termici, idraulici, elettrici) necessita, per funzionare correttamente, di un sistema di controllo esterno. In alcuni casi, come per l’automobile e l’aereo, il principale controllo esterno è rappresentato dall’uomo (chissà ancora per quanto, dal momento che esistono già mezzi completamente automatizzati!). In molti casi tuttavia, il sistema di controllo è completamente automatico e si avvale di diversi sensori (analoghi agli occhi e orecchi umani) e attuatori (i nostri muscoli).

Come può la tecnologia ICT facilitare il processo di riabilitazione post-ictus? Questa è la tematica del progetto di ricerca europeo Rehab@home che ha ottenuto brillanti risultati anche grazie al team diretto dalla professoressa Silvana Dellepiane del dipartimento DITEN (Scuola Politecnica dell’Università degli Studi di Genova).

Può sembrare strano, ma a distanza di ormai quasi trent’anni, l’arrivo di Internet all’Università di Genova è già un ricordo sbiadito, lontano dalla memoria anche di coloro che ne furono protagonisti. Eppure l’evento determinò l’inizio di quello che si sarebbe rivelato un radicale cambiamento nel modo di studiare, fare ricerca e, successivamente, con l’avvento nel 1990 del World Wide Web, nel modo di comunicare e vivere.
Andiamo con ordine cercando di ricordare le tappe che hanno portato il DIST ad essere tra le prime istituzioni di ricerca italiane collegate ad Internet.
Nel 1984, nell’allora nuovo edificio sede del Dipartimento, era stato steso il cosiddetto “cavo giallo”, il coassiale su cui far viaggiare i pacchetti dati tra gli allora pochi computer equipaggiati con schede Ethernet: il primo indispensabile passo verso la rete globale era stato fatto.
Su un fronte diverso, la posta elettronica aveva subito una repentina crescita e numerosi erano gli utenti italiani (si trattava di medio-grandi imprese e di istituzioni scientifiche) che ne facevano uso grazie al “hub” di IUnet (gestito da Joy Marino) basato sull’applicativo “uucp”.

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