I paradigmi di Internet e quello più recente di Internet Of Things (IOT) interpretano magistralmente la tensione della società moderna alla ricerca ossessiva di connessione digitale, continuativa, pervasiva, in ogni luogo e in ogni momento. Connessione fra persone e cose, “Things” appunto.Ecco lo scenario in cui siamo immersi, caratterizzato da un senso di ubiquità virtuale per cui ciascuno, con diversi gradi di coinvolgimento, può condividere esperienze, fatti e situazioni che si svolgono nello stesso istante in luoghi anche molto distanti fra loro. Le Telecomunicazioni accorciano i tempi e le distanze quasi azzerandoli, allargano i confini dei territori di conoscenza, varcano gli oceani e lo spazio.Le Telecomunicazioni consentono la localizzazione di cose e persone in movimento con una precisione incredibile anche negli ambienti più complessi e dinamici.

Nuove tecnologie e applicazioni per la prospezione e la “visione” sotto-superficiale. Una rete europea di università è in campo.

L’ingegnere elettronico e delle tecnologie dell’Informazione potrebbe essere chiamato a mettere in gioco le sue competenze in ambiti assai particolari. Per esempio potrebbe doversi occupare di prospezione sotto-superficiale, al fine di “vedere” cosa c’è nel sottosuolo, magari reperti archeologici (senza pesanti campagne di scavo), oppure inquinanti da bonificare, oppure ancora in campagne umanitarie di sminamento. O anche semplicemente in ambito civile per monitorare strutture in cemento, valutare tubazioni o cavi.

The recently concluded TEAM FP7 European research project (http://www.collaborative-team.eu/) has developed a set of apps for collaborative mobility.
In the project, the Elios Lab of the University of Genoa has built a social serious game (SSG) environment aimed at improving performance of people using such collaborative mobility apps. By sharing information about their levels of performance (e.g. ecology, parking, navigation), drivers and travellers build a community and collaboratively reach higher levels of green driving and lower traffic.

Solitamente, quando si parla di RFid, si pensa a quelle etichettine elettroniche, che sempre più spesso si trovano sui più svariati articoli in vendita in negozi e supermercati, che, quando lette da un opportuno dispositivo, sostituiscono il codice a barre e hanno anche una funzione di antifurto. Si tratta dei cosiddetti RFid “passivi”, che traggono energia dal sistema di lettura e si manifestano soltanto quando “interrogati”. Esistono tuttavia altri tipi di RFid. In particolare, gli RFid attivi, segnalano a intervalli regolari la loro presenza, inviando un segnale codificato che li identifica univocamente. Questa caratteristica li rende interessanti per l’uso come “fari”, per segnalare la presenza sì di ostacoli, ma anche di luoghi e oggetti di interesse.

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Testimonianza

Il nuovo corso rappresenta un passo avanti verso la razionalizzazione dell'Università e un'occasione per un'offerta formativa di qualità.

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